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11 Febbraio 2009
Coldiretti: occorrono mezzi straordinari contro gli animali selvatici

Il tema dei danni arrecati dalla fauna selvatica alle imprese agricole resta un aspetto di centrale importanza, tuttora irrisolto, che determina una fase di aperto contenzioso tra agricoltori ed enti competenti alla tutela e gestione della fauna selvatica.
Per questo Coldiretti ha chiesto e ottenuto dalla Commissione Agricoltura l’avvio di un’ indagine conoscitiva sul fenomeno che al momento costituisce una vera emergenza in gran parte delle aree rurali. Durante l’audizione, Coldiretti ha messo in evidenza i punti critici della situazione attuale, formulando, contemporaneamente alcune proposte.
Infatti, le misure di prevenzione previste dalla legge sulla caccia non hanno prodotto i risultati sperati, come pure il ricorso agli abbattimenti selettivi, con il risultato che, attualmente, i danni causati, in Italia, dalla fauna selvatica, secondo una stima basata su dati Eurispes, ammontano a circa 70 milioni di euro all’anno, gravando sui bilanci di regioni, province ed enti parco, tenuti all’erogazione degli indennizzi.
Per questo Coldiretti ha richiesto che, nel modificare la legge sulla caccia, si preveda che, quando non risultino efficaci le misure di prevenzione e gli strumenti ordinari di gestione della fauna selvatica, si ricorra a mezzi straordinari quali il controllo faunistico inteso come attività di contenimento numerico, di allontanamento e di eradicazione della fauna che si renda necessaria per il soddisfacimento di un primario interesse pubblico, esercitata dall’autorità dei Prefetti quale intervento di pubblica sicurezza. Tali misure, se necessario, dovrebbero essere esercitate anche nelle aree protette ed in quelle della Rete Natura 2000 nelle quali siano presenti le imprese agricole.
E’ stato evidenziato come il problema più sentito sia costituito dalla presenza, in forte soprannumero, di cinghiali e di altre specie cosiddette problematiche tra le quali rivestono particolare importanza, per i danni arrecati alle attività agricole, la nutria, lo storno e il piccione domestico inselvatichito.
Con particolare riferimento ai cinghiali, che costituiscono un problema molto sentito, se non una vera emergenza per le imprese agricole, si rendono necessarie, poi, delle misure specifiche che consentano di gestirne la presenza sul territorio, ivi comprese le aree protette.
Oltre alle misure di controllo numerico, al fine di evitare la presenza in soprannumero di tale specie, sarebbe opportuno che i piani faunistico venatori stabilissero una delimitazione del territorio per aree, al fine di individuare le fasce di tollerabilità della presenza di cinghiali a seconda della destinazione d’uso e della vocazione delle suddette aree.
Una simile suddivisione del territorio potrebbe fare si che nelle aree a destinazione agricola non sia ammessa la presenza di cinghiali, mentre in quelle a compresenza di agricoltura e ambienti naturali, ne sia tollerata una bassa densità fino a consentirne una maggior numero nelle aree naturali ove l’attività agricola non è presente.
Alle Regioni dovrebbe essere, quindi, concessa la facoltà di stabilire limiti di densità diversi da quelli indicati, tenuto conto delle specifiche condizioni locali e sentito il parere dell’Ispra. A tal fine, i limiti di densità stabiliti dovrebbero essere garantiti ricorrendo a specifiche misure di prevenzione, nonché in caso di inefficacia, all’abbattimento selettivo o alle misure di controllo faunistico che, si deve sottolineare, non sono assimilabili alla caccia intesa come attività sportiva e del tempo libero.
Coldiretti ha sottolineato, inoltre, come sia importante valorizzare anche il contributo che le imprese agricole possono dare alle attività di manutenzione e miglioramento ambientale, partecipando a specifiche operazioni di messa in opera di trappole ed altri strumenti di controllo.
E’ importante, quindi, che siano promosse le convenzioni tra imprese agricole ed enti pubblici, inclusi gli Ambiti Territoriali di Caccia, per lo svolgimento delle attività sopra menzionate avvalendosi di quanto previsto dalla legge di orientamento in agricoltura, Coldiretti ha evidenziato, poi, come, ad oggi, lo strumento del risarcimento si sia rivelato inadeguato a coprire i danni subiti dalle imprese agricole, in quanto nella maggior parte dei casi, anche a causa dell’inadeguatezza delle risorse pubbliche disponibili, esso è sottostimato e si tratta, più propriamente, di un indennizzo.
A questo proposito, Coldiretti ha evidenziato che, a fronte della esiguità dei finanziamenti regionali, non si prevede mai un ordine di priorità rispetto ai soggetti beneficiari dei risarcimenti, quando questi, invece, dovrebbero essere concessi ai soli imprenditori agricoli professionali.
Si è sottolineato, infine, come le assicurazioni possano rappresentare uno strumento alternativo al risarcimento, proponendo un sistema incentivato per la copertura dei danni da fauna selvatica tramite l’istituzione  di un’apposita sezione nel Fondo di Solidarietà Nazionale per le calamità naturali.

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